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HubPages è stato uno dei siti colpiti più duramente dal Google Panda: catalogato da molti come content farm, si calcola che abbia perso circa l’85% del traffico dall’entrata in vigore del Panda Update.
Da qualche settimana, però, pare che HubPages abbia trovato il modo di sfuggire dall’”abbraccio mortale” del Panda.
Paul Edmondson, founder e CEO di HubPages, in una recente intervista sul WSJ ha parlato proprio di come il sito è uscito dal “death grip” del Panda Update, utilizzando i sottodomini.
La scoperta della soluzione è stata casuale: dopo aver rivisto tutti gli standard editoriali e aver messo in atto svariate modifiche, Edmondson si è accordo che Google aveva indicizzato e posizionato meglio, per le stesse query, alcuni contenuti inclusi sotto l’URL ww.hubpages.com rispetto a quelli di hubpages.com.
A Maggio Edmondson ha esposto a Google i fatti, chiedendo se poteva procedere a dividere il suo sito in tanti sottodomini, in pratica un sottodominio e un mini-sito separato per ogni autore dei contenuti: nel mese di Giugno pare che lo stesso Matt Cutts abbia detto ad Edmondson di tentare quella soluzione (oltre ad altre cose).
I test iniziati a fine Giugno hanno mostrato risultati molto positivi: alcuni contenuti di HubPages che avevano perso il 50% di traffico dopo il Panda Update sono tornati ai livelli pre-Panda nelle prime 3 settimane dall’attivazione dei sottodomini, mentre altri autori han visto un significativo recupero del traffico web. Edmondson ha quindi deciso di procedere con l’attivazione dei singoli sottodomini per ogni autore di HubPages a partire da questa settimana.
Come fa notare Chris Crum di WebProNews fu lo stesso Matt Cutts, nel lontano 2007, a suggerire di utilizzare i sottodomini per separare contenuti molto differenti fra loro, come fa Google con news.google.com o maps.google.com (per esempio). Ma è anche vero che un portavoce di Google, interpellato poche ore fa sulla questione da Search Engine Land, ha sottolineato che i webmaster “non devono aspettarsi che la semplice aggiunta di un sottodominio possa dare una spinta al ranking” del loro sito web.
Google potrebbe anche utilizzare il recente rel=”author”, “figlio” del rel=”me” – sempre che venga implementato nei sottodomini di HubPages – per identificare gli autori dei contenuti migliori e quindi “premiarli” nelle SERP. Allo stesso modo, gli autori che producono contenuti di scarsa qualità potrebbero essere facilmente individuati e penalizzati dal motore di ricerca.
Queste soluzioni non sono certo applicabili a tutti i siti colpiti dal Panda, ma per chi gestisce una content farm o un “paid to write” qualche spiraglio, forse, si apre.
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